Dopo infiniti negoziati senza i quali, essendo tutti talmente impegnati, è diventato ormai impossibile organizzare una serata insieme, ci troviamo in un ristorante cinese. La tavola rotonda è perfetta. Ci uniscono gli interessi comuni che stiamo portando avanti attraverso la nostra associazione all’università e, nel frattempo, abbiamo deciso di essere anche amici. Stiamo imparando a conoscerci pian piano: con alcuni c’è più sintonia e vicinanza, con altri l’imbarazzo è ancora palpabile, ma ci stiamo provando. Mangiare intorno allo stesso tavolo, guardandoci negli occhi, parlando e ridendo di gusto, è quello di cui tutti avevamo bisogno.

La Gen Z e un gioco per parlare d’amore

Finita la cena, abbiamo così deciso di spostarci a casa di uno di noi e ci siamo messi a fare un gioco, uno di quelli che dovrebbero aiutare a stabilire una connessione, a creare un’armonia tra persone che non si conoscono abbastanza per avere il coraggio di rispondere spontaneamente a domande che andrebbero fatte con delicatezza e rispetto dell’altro. Ci sono argomenti, penso, che fortunatamente si sta provando a sdoganare, che per molti non rappresentano più un tabù, qualcosa di cui discutere a bassa voce, lontano da tutti. Confrontarsi liberamente su temi come il corpo, l’estetica, la sessualità, i sentimenti è necessario, urgente. Noi giovani ne abbiamo un grande bisogno. Ci siamo ritrovati quindi ad ascoltarci, ma ritengo che proprio la pesante portata degli argomenti e la nostra incapacità di gestirli ci abbia impedito di creare uno spazio emotivamente sicuro, protetto, a prova di giudizio.

Imbarazzo, vergogna, paura per il tempo e i modi di entrare a forza nella vita altrui

Una certa sensazione di imbarazzo, vergogna, paura era percepibile ovunque. E il motivo era chiaro a tutti. Non era l’argomento, non erano le persone nella stanza, non ci si vergognava del fatto che qualcuno potesse avere più o meno esperienza di chi era seduto sulla sedia accanto. Ma il tempo, i modi, la violenza a volte, con cui si cercava di imparare a conoscersi entrando a forza nella vita altrui, nelle camere più intime, segrete e volutamente chiuse. Alcuni di noi non sapevano nemmeno se l’altro preferisse i cani ai gatti, ma della sua vita sessuale avevamo scoperto ogni dettaglio, anche contro la sua volontà.

Non abbiamo smesso il gioco, ognuno voleva parlare e sapere

Come in ogni gruppo che si rispetti, anche nel nostro stanno nascendo amicizie più forti di altre. Ci sono sentimenti che si stanno evolvendo in qualcosa di diverso da un’amicizia, più vicini all’amore. O meglio, a quello che sta in mezzo: ci si piace, si vorrebbe approfondire, conoscersi, trascorrere qualche ora da soli, ma si sta ancora cercando il modo di dirselo. Si è passati intanto alle chat private su WhatsApp, che ai giorni nostri indica una volontà di incontrarsi al di fuori del gruppo. C’erano quindi molte emozioni in quella stanza, quella sera. Compresa la voglia di andarsene senza sembrare vigliacchi. Tutto questo non ci ha impedito di continuare comunque a giocare a un quiz che nessuno voleva portare a termine. Perché non abbiamo smesso? Qualcuno a un certo punto, fingendosi annoiato, ha provato a deviare l’argomento. Non ha funzionato. In realtà ognuno di noi voleva parlarne, tutti volevamo sapere come si innamora il ragazzo più bello, che cosa attrae quello più simpatico, come ama una ragazza con l’aspetto da dura, tatuaggi e piercing, la testa rasata ed enormi scarpe ai piedi. E il ragazzo più impacciato? Ha mai provato l’amore? Come seduce? E la ragazza alta, bella, studiosa per quale motivo è da sola? Si è innamorata e poi ha sofferto quando è finita? E loro due, invece? Come fanno ad avere una relazione aperta? Come si chiede di averne una?

Il bisogno della Gen Z di parlare di amore e tenerezza

Erano queste le cose che volevamo sapere, dell’amore e della tenerezza. Di che cosa sono fatti e come ognuno di noi li esprime. Come scegliamo a chi aprirci, come ci innamoriamo e come siamo quando succede. Eravamo curiosi di noi, di scoprire se in quel momento avevamo i pensieri e il cuore occupati, se c’è chi lo ha occupato in passato, se immaginiamo o sogniamo la persona che lo farà in futuro. Ormai parlare di amore e di come lo si esprime è diventata l’unica cosa privata che abbiamo, e forse neanche questo è più vero: sui social ogni oggetto, relazione, emozione e luogo è esposto alla mercé di tutti. Sappiamo i gusti e i sogni delle persone senza nemmeno conoscerle. E quindi che cosa rimane? Che cosa una persona, e lei soltanto, può dirmi che io non posso scoprire grazie a un dispositivo elettronico? Credo rimanga l’amore, e come lo si vive: si tratta della cura quotidiana, di gesti, di sguardi e di sogni. È intimo chiederlo, ancora più personale raccontarlo, infine bellissimo quando qualcuno con dolcezza ascolta, registra e poi conserva.

Non è di sesso che si deve parlare

Ci sono aspetti della vita che è giusto accompagnare all’esterno, nel discorso pubblico e privato, con rispetto e prudenza. Si tratta di persone e dei loro sentimenti. Non si dovrebbe chiedere della vita sessuale altrui come dell’ultimo film uscito nelle sale: servono tempi diversi, occhi attenti, ambienti sicuri. Penso che noi ragazzi, oggi, cerchiamo altro. Di sesso ne è pieno il mondo: è ovunque e in qualsiasi momento. Qualora volessimo approfondire, sappiamo benissimo dove andare e da chi, grazie anche ai social che spesso sostituiscono quella che dovrebbe essere una istituzionalizzata educazione all’affettività e alla sessualità. Non è questo che ci spinge a organizzare una serata, a creare un ridicolo diversivo per provare a intavolare un confronto sull’amore. Siamo sofisticati nei pensieri, ma rozzi nei modi. Abbiamo paura di mostrarci curiosi di cose sane e naturali, ma non ci facciamo nessun problema a chiedere dell’intimità a una persona vista due volte. E a fine serata, invece di sentirci più vicini e amici, torniamo a casa pieni di rimpianti per le domande mancate e imbarazzati per le risposte inventate. La Gen Z ha bisogno di parlare di amore e tenerezza.

3 romanzi che ci aiutano a capire l’amore per la Gen Z

Ci sono tre romanzi in libreria che raccontano l’amore vissuto dalla Gen Z e dai Millennials e del bisogno di parlare di amore e tenerezza. Ce ne parla Rossana Campisi.

Wild Swimming di Giorgia Tolfo (Bompiani)

Wild swimming

Due donne si vedono alla stazione di Londra, due giorni dopo l’incontro virtuale su una dating app, ed è lì che prende forma la radiografia dei risvolti dell’amore: sul corpo, sui libri letti, sulle emozioni vissute. L’autrice, veneta con base a Londra, ha scritto un bel romanzo d’amore un po’ memoir che vuole essere «un’esplorazione delle acque non protette del desiderio e del dolore in cui i ricordi e le letture con cui siamo cresciuti non sono più un fardello in spalla, ma una corrente che ci accompagna verso una nuova identità e sa riportarci nei posti amati anche quando andiamo lontano» dice.

Addio, bella crudeltà di Riccardo Meozzi (e/o)

Gen z parliamo di amore

Lidia e Giovanni si innamorano da liceali e si sposano giovani. Lei, 19 anni anni e tanta fragilità. Lui, qualche anno in più e tanta rabbia. Si amano in una fusione di sesso e dolcezza. Si scrivono sulla pelle una passione acerba che mostra l’acne della tossicità. Ma lo fanno con un certo incanto. Quello che appartiene a libri come questo, una risposta alla domanda sull’amore visto dai 30enni. Titolo che richiama un’opera di Shakespeare e una storia ribaltata da una diagnosi. Tumore al cervello. Giovanni si ammala. Lidia diventa il supporto della coppia. Saltano gli equilibri. E l’amore, che nella sua crudeltà chiede riscritture, resta.

L’amore dopo i vent’anni di Linea Maja Ernst (Blu Atlantide)

Gen z parliamo d'amore

Sette amici trascorrono una settimana insieme in una casa nel bosco. Sono passati 12 anni da quando si sono conosciuti e ognuno arriva con la sua nuova vita. Chi con i figli, chi con una compagna, chi con un matrimonio da annunciare, chi solo con grandi aspettative. Vengono a galla vecchie attrazioni e colpi di scena. Perché, se è vero che gli anni dopo i 30 possono essere un grande tradimento verso chi si voleva essere, forse «è qui che può nascere qualcosa di nuovo». E di nuovo c’è pure il sesso descritto in modo straordinario.