C’è una differenza di circa 10 anni tra l’aspettativa di vita e l’aspettativa di vita sana. Se infatti gli italiani vivono in media fino agli 82 anni, a partire dai 71 è comune che insorgano malattie legate all’invecchiamento. Tra queste patologie, una delle più gravi è il cancro. Sebbene quest’ultimo possa presentarsi a qualunque età, uno studio dell’Istituto di Oncologia Molecolare di Fondazione AIRC e del CNR di Pavia, pubblicato sulla rivista Nature Aging, ha dimostrato le correlazioni tra tumore e invecchiamento.

Cancro, le statistiche

Il cancro non viene considerato come una malattia strettamente legata all’invecchiamento, proprio perché nessuna fascia d’età è immune dal suo verificarsi. Tuttavia basta guardare le statistiche per rendersi conto di come le probabilità che insorga aumentano con l’invecchiamento. Nei circa 395mila nuovi casi di cancro che si registrano ogni anno in Italia, solo il 10% riguarda persone sotto i 49 anni. Il 39% dei malati sono 50-69enni, e ben il 51% colpisce ultrasettantenni. Questo perché con il tempo gli effetti dei fattori cancerogeni vanno ad accumularsi mentre viene meno la capacità di riparazione cellulare dell’organismo. Circa una persona su cinque sviluppa un tumore nel corso della vita, ma le dinamiche che legano l’invecchiamento e lo sviluppo tumorale non sono ancora del tutto chiare e restano oggetto di studio.

Lo studio su cancro e invecchiamento

La ricerca condotta da Lucrezia Trastus e Fabrizio d’Adda di Fagagna si è concentrata sulle connessioni tra invecchiamento e cancro, oggetto di studio da molti anni. «Nella nostra analisi abbiamo voluto approfondire come il mantenimento del genoma, il danno al DNA e l’accumulo di mutazioni influenzino la tumorigenesi e l’omeostasi tissutale durante l’invecchiamento» ha spiegato Fabrizio d’Adda di Fagagna. L’analisi si è concentrata su «come la disfunzione telomerica correlata all’età e la senescenza cellulare contribuiscano allo sviluppo del cancro attraverso meccanismi che coinvolgono l’instabilità genomica e l’infiammazione cronica. E come il sistema immunitario invecchiato e l’infiammazione persistente, che è il risultato dell’accumulo con l’età delle cellule senescenti, modellino l’immunosorveglianza tumorale, modulando la progressione della malattia».

L’invecchiamento dell’organismo

«I telomeri, per esempio sono le estremità dei nostri cromosomi e si accorciano con il passare del tempo, causando la senescenza cellulare ed il conseguente invecchiamento dell’organismo» dice d’Adda di Fagagna. «Eppure questo stesso meccanismo deleterio potrebbe essersi evoluto nelle nostre cellule per evitare di trasformarle in tumori, mettendo un freno alla loro capacità di proliferare». Prosegue Trastus: «Modificare la lunghezza dei telomeri oppure eliminare le cellule senescenti negli animali di laboratorio ha permesso di comprendere quanto questi processi siano importanti nel prevenire o causare il cancro e come possiamo sviluppare terapie antitumorali cercando di colpire questi stessi meccanismi».

Gli scenari che si aprono

«Questo tipo di approccio integrato che studia il cancro e l’invecchiamento congiuntamente, grazie soprattutto al supporto di Fondazione AIRC e della Comunità Europea si sta dimostrando sempre più promettente, dal momento che un crescente numero di studi clinici sta esplorando la riconversione di farmaci originariamente sviluppati per contrastare il cancro per il trattamento dell’invecchiamento, e viceversa» conclude d’Adda di Fagagna. Avanzare in questa direzione potrebbe creare l’opportunità di sviluppare strategie terapeutiche che permettano di agire sulla salute generale dell’individuo piuttosto che sulla singola malattia.