«Ciao, sorella Sally». Inizia così, con un breve messaggio su Facebook, l’avventura di Sally Hayden, che con il suo libro-inchiesta E la quarta volta siamo annegati (Bollati Boringhieri) il 31 marzo ha ricevuto il “Premio Inge Feltrinelli. Raccontare il mondo, difendere i diritti”, riconoscimento internazionale in memoria della giornalista, fotografa ed editrice dedicato alle nuove generazioni impegnate a dar voce a storie di diritti negati e discriminazioni. Il Premio giunto quest’anno alla terza edizione è stato quest’anno dedicato al tema libertà di parole.
Il libro di Sally Hayden parla di migranti e disuguaglianze
In un momento storico delicato, in cui la Commissione europea sta attuando una revisione della direttiva del 2008 sull’immigrazione clandestina, la giornalista irlandese è stata premiata per il reportage su ciò che succede sul “sentiero della morte” tra Sudan, Libia e Mediterraneo, che l’Onu ha definito la rotta migratoria più pericolosa del mondo. La reporter l’ha seguita, ha visitato i centri di detenzione in Libia, ha raccolto le testimonianze di migranti e funzionari delle organizzazioni internazionali, mettendo in evidenza il divario tra due mondi: quello del ricco Occidente e quello di tanti Paesi sfruttati, soggetti a carestie, regimi oppressivi e guerre infinite che spingono migliaia di persone a preferire il rischio della morte piuttosto che quello di una vita senza futuro. E in questa intervista esclusiva spiega perché, più che di un’emergenza migratoria, dovremmo parlare di una crisi globale di disuguaglianza.

Intervista a Sally Hayden
Sally Hayden, com’è nato questo libro?
«Ad agosto del 2018 ho ricevuto un messaggio su Facebook. Diceva: “Ciao, sorella Sally, siamo in condizioni terribili nella prigione in Libia. Se hai tempo, ti racconterò tutta la storia”. Quel messaggio, e altri che ne sono seguiti, mi hanno spinto ad approfondire: ho viaggiato per anni tra Africa ed Europa, scoprendo abusi terribili da parte dei trafficanti di esseri umani e dei carcerieri dei centri di detenzione in Libia, ma anche corruzione e negligenza da parte dei funzionari delle organizzazioni internazionali e dei politici. Tutti implicati in quello che è un vero e proprio crimine contro l’umanità: impedire alle persone di mettersi in salvo, arrivando in Europa».
Sally Hayden ha documentato gli orrori subiti dai migranti
Ha raccontato di abusi e ricatti che i migranti e le loro famiglie subiscono. Quali pericoli ha corso per documentare tanta barbarie?
«Ho ricevuto “avvertimenti” seri e sono stata posta sotto inchiesta penale da alcune autorità locali. Ma questo era nulla rispetto a ciò che vivevano i testimoni che hanno rischiato la vita pur di raccontarmi ciò che subivano. Io ero lì in veste di giornalista, però ho scritto il libro anche come cittadina europea. Sono scioccata da ciò che viene commesso dalle “autorità”. Non in mio nome».
L’Europa sembra stringere le maglie con la riforma della direttiva del 2008 che regolamenta il ritorno in patria degli immigrati clandestini. Le ong sono preoccupate. Lei cosa ne pensa?
«In questi anni ho spesso parlato con politici e funzionari europei: dicono di sentirsi “costretti” a implementare le politiche anti-immigrazione per fermare l’ascesa delle destre in Europa. Ma queste sono già politiche di estrema destra, secondo me. Migliaia di persone continuano a morire in mare o sono respinte in Libia, dove vengono rinchiuse in centri di detenzione che sono veri campi di concentramento. Quanto c’entra tutto questo con il razzismo e la supremazia bianca? Mi è difficile credere che ciò accadrebbe se le persone in cerca di aiuto fossero bianche».
Sally Hayden: sono pericolose anche le nuove rotte dei migranti verso l’Europa
I conflitti generano nuovi flussi e nuove rotte, ma noi ormai sembriamo anestetizzati quando ascoltiamo queste notizie.
«Le voci delle vittime sono silenziate, c’è una continua disumanizzazione, tanto che molti europei smettono di pensare ai loro simili come esseri umani con famiglie, figli, speranze. Dal 2014 più di 31.500 persone sono morte o risultano disperse nel Mediterraneo. Ora ci sono nuove rotte per l’Europa: l’anno scorso 10.000 persone sono morte cercando di raggiungere le Canarie su un percorso di 10 ore via mare che è sempre più battuto, man mano che quello attraverso la Libia diventa più pericoloso».
Il racconto comincia da un messaggio in Rete.
«Internet è un’arma a doppio taglio: permette di chiedere aiuto, di ottenere informazioni, ma rende anche possibile a trafficanti e carcerieri di aumentare le richieste di riscatto ai familiari dei prigionieri, mostrando le foto delle torture a cui li sottopongono».
Secondo Sally Hayden, vincitrice del Premio Inge Feltrinelli, l’Europa ha troppi muri
Alla fine del suo libro ci si chiede se ci sia ancora speranza. Uno dei protagonisti, Essay, arriva in Europa e comincia una nuova vita.
«La situazione non migliora. Più di 156.000 persone sono state respinte in Libia dal 2017, ben 22.000 l’anno scorso e quasi 5.000 quest’anno. L’Europa continua a firmare accordi con Paesi sempre più autoritari e la conseguenza è il rafforzamento di regimi oppressivi. Bisogna cambiare prospettiva: più che una crisi migratoria, è in corso una crisi globale di disuguaglianza. L’Occidente ricco ha sfruttato per secoli i Paesi più poveri e adesso la nostra risposta è costruire muri per mantenere i nostri privilegi e tenere fuori, in modi sempre più brutali, la parte più vulnerabile e bisognosa del Pianeta».
Altri 4 libri sono arrivati in finale del Premio Inge Feltrinelli
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