Se la primavera è la stagione migliore per il decluttering, il momento più adatto per mettere mano al proprio curriculum non ha tempo, ma diventa indispensabile per chi vuole rimettersi in gioco con un nuovo impiego o per chi vuole tornare nel mondo del lavoro, magari dopo un periodo di pausa più o meno forzata, come dopo la nascita di un figlio. Ma il CV è fondamentale anche per la Gen Z: ecco i suggerimenti dell’esperta, per ogni età ed esigenza.
Aggiornare il proprio CV da adulti
«Un CV ordinato, aggiornato e sintetico è il tuo biglietto da visita digitale. E, proprio come un armadio pieno di vestiti che non metti più, anche il curriculum accumula dettagli superflui che rischiano di oscurare le tue vere qualità», spiega Enrica Perego, Recruiting Solutions Manager di InfoJobs, piattaforma per la ricerca di lavoro online.
Il CV è importante per la Gen Z e non solo
Il curriculum è indice della ricerca di un lavoro, quindi fa pensare a un giovane. Ma in realtà può diventare indispensabile anche per un adulto che voglia tornare nel mercato del lavoro, magari una donna dopo una maternità, o per chi voglia rimettersi in discussione. Va prestata attenzione a come si creano i curricula o a come vanno aggiornati, a seconda di età ed esigenze. Di sicuro esistono informazioni che vanno incluse e altre che andrebbero evitate. Ecco quali.
1 Come aggiornare il CV: cancellare le esperienze troppo datate
Inserire nel cv ogni tipo di esperienza lavorativa, anche quelle più datate o non qualificanti può essere una tendenza o un rischio, soprattutto per chi è entrato nel mondo del lavoro da molto tempo. Citare il “lavoretto” fatto quando si era ventenni (come il pony pizza o l’animatore nei villaggi turistici) non è però utile per chi magari nel frattempo ha svolto altre mansioni più professionalizzanti. «Nel CV è fondamentale trovare il giusto equilibrio tra esperienze recenti e rilevanti per il ruolo a cui si ambisce. In generale è consigliabile omettere esperienze non in linea con il percorso attuale», dice Perego.
2 Competenze sì, ma solo sono al passo coi tempi
Anche oggi nel curriculum è importante inserire le proprie competenze tecniche, come quelle informatiche: ma specificare di saper usare “Word” forse è davvero superfluo. «Meglio puntare su competenze attuali e richieste dal mercato, come soft skills, tool digitali o conoscenze specifiche legate al tuo settore di interesse», spiega ancora l’esperta di InfoJobs.
3 Certificati e attestati: non sempre servono a valorizzarti
Inserire titoli di studio e certificazioni specifiche può essere utile, ma solo se non si tratta di attestati scaduti: in questo caso «meglio toglierli. Le certificazioni e i titoli di studio arricchiscono il CV solo se attuali e pertinenti al settore di riferimento. Se scadute o non più riconosciute rischiano di apparire obsolete e di distogliere l’attenzione dai tuoi punti di forza. Ad esempio, attestati informatici come l’ECDL – European Computer Driving Licence conseguiti anni fa e non aggiornati con le ultime versioni dei software. Lo stesso vale per certificazioni linguistiche datate, come il TOEFL, che senza un rinnovo periodico potrebbero non riflettere più il tuo livello attuale di competenza», spiega Perego.
4 Come aggiornare il CV: viva la sintesi
In un mondo che fa della velocità un “must”, anche in campo lavorativo, dilungarsi e costringere chi legge il CV a impiegare troppo tempo può essere controproducente. Oltretutto perdersi in descrizioni infinite, con «paragrafi lunghi e dettagli minuziosi su ogni esperienza lavorativa» può anche dare l’idea di una mancanza di capacità di sintesi. «In fase di colloquio, invece, potrebbe esserci modo e tempo per approfondire: il CV deve essere chiaro, conciso e focalizzato sui tuoi successi principali».
5 Stop all’indirizzo email: meglio gli account social
In questo caso il rischio di risultare “antiquati” è dietro l’angolo, soprattutto se l’indirizzo email è molto datato e spia del fatto che è stato creato quando si aveva qualche anno (ed esperienza) in meno: «Se il tuo contatto è ancora “principessa_95” o “superman2000”, è ora di passare a qualcosa di più professionale. Usa nome e cognome per un tocco clean e credibile». Non solo. Alcuni esperti statunitensi indicano che siano preferibili gli hyperlink ai “vecchi” link.
6 Dalla foto al ricorso alle pagine colorate
Un altro dubbio riguarda la veste grafica e, in particolare, l’opportunità o meno di inserire una foto o di ricorrere ai colori. «La foto non è sempre obbligatoria, ma “umanizza”. Può fare la differenza se ben curata e in linea con il ruolo per cui ci si candida. È preferibile una foto professionale, con uno sfondo neutro. Settori creativi (design, comunicazione) privilegiano una maggiore personalizzazione grafica, mentre in ambiti più tradizionali (finanza, legale) è preferibile un formato classico e in bianco e nero», consiglia l’esperta.
7 Attenzione anche ai profili social
Ormai i social fanno parte delle nostre vite e i recruiters lo sanno: oltre alle competenze professionali, spesso sono visitati da chi si occupa di selezione del personale, per avere un quadro più completo del candidato. «I social network personali possono aggiungere valore al profilo del candidato a condizione che abbiano contenuti in linea con la posizione che si vuole andare a ricoprire, in caso contrario potrebbero avere un effetto boomerang», dice Perego che, riguardo alle differenze tra Gen Z, Millennials e Gen X, consiglia: «A prescindere dall’età, è fondamentale gestire consapevolmente la propria immagine online: analizzare il proprio profilo pubblico, eliminare contenuti poco professionali e usare i social in modo strategico può fare la differenza in un processo di selezione».
8 Lettera di accompagnamento: sì o no?
Altro interrogativo: è ancora importante la lettera di accompagnamento? «Sì, ma tendenzialmente si condivide solo se viene richiesta. Deve essere sintetica (mezza pagina è sufficiente) e personalizzata per ogni candidatura. È importante evidenziare tre aspetti principali: perché ci si candida per quel ruolo, quali competenze si portano e quale valore si può aggiungere all’azienda – dice l’esperta – Non un semplice riassunto del CV, quindi, ma un messaggio motivazionale capace di catturare l’attenzione del recruiter e invogliarlo a esplorare il tuo percorso professionale».
9 Come aggiornare il CV: no all’indicazione della retribuzione
Di recente la scrittrice Dilara Casey (@totally_employable) ha postato un video diventato virale negli USA, nel quale affronta una questione specifica riguardo al CV. Uno dei punti più dibattuti riguarda l’opportunità o meno di indicare nel curriculum l’ammontare dell’ultima retribuzione. «È preferibile non menzionarla nel CV, a meno che non sia espressamente richiesto dall’annuncio. Inoltre, la Direttiva (UE) 2023/970, da recepire entro giugno 2026, vieta alle aziende di chiedere ai candidati informazioni sulla retribuzione pregressa, rafforzando la parità retributiva tra uomini e donne», spiega Perego.
10 Le referenze: sì o no?
Un ultimo punto che viene affrontato da Casey riguarda, infine, le referenze. In molti usano l’espressione “referenze su richiesta”, che però potrebbe non essere adatta. «Per quanto riguarda le referenze, è sempre utile averle pronte e concordate in anticipo. Meglio indicare “Referenze disponibili su richiesta” piuttosto che elencare nominativi senza autorizzazione», conclude l’esperta di InfoJobs.