Nel gennaio 2024 la città danese di Aarhus ha lanciato un progetto sperimentale di tre anni per ridurre il numero di tazze da caffè usa e getta. Invece di buttarle, i residenti possono utilizzare i raccoglitori di deposito progettati dalla società norvegese di gestione dei rifiuti TOMRA.
«La scoperta che il 45% dei rifiuti ad Aarhus proveniva da imballaggi da asporto è stata una svolta», afferma Simon Smedegaard Rossau, project manager della municipalità. A distanza di un anno, Aarhus è ora in grado di condividere i suoi primi risultati, nella speranza che altre città seguano il suo esempio.
Come funziona la raccolta delle tazze di caffè
Molti paesi europei, come Romania, Danimarca e Belgio, hanno introdotto sistemi di cauzione che consentono di restituire bottiglie e lattine di plastica o di vetro negli appositi raccoglitori presenti nelle catene di supermercati, in cambio un piccolo rimborso. Il sistema di Aarhus è invece all’aperto, con macchine automatiche dislocate nelle principali vie della città.
L’obiettivo è quello di riciclare contenitori in plastica per bevande calde o fredde che vengono utilizzate in media per soli 15 minuti prima di andare sprecate. «Meno del 2% delle tazze da caffè monouso in plastica viene riciclato in tutto il mondo», afferma Rossau.
Il progetto pilota non ha richiesto solo la costruzione di macchinari e la produzione di apposite tazze riciclabili. Fondamentale è stato lavorare sui comportamenti dei consumatori, passaggio obbligato e necessario affinché si realizzasse la «rivoluzione del riciclo»
Un’iniziativa giunta al successo
Per convincere i cittadini, l’iniziativa è stata inizialmente avviata da 45 bar cittadini. I bar hanno accettato di offrire bevande da asporto in bicchieri riutilizzabili come alternativa ai bicchieri monouso.
Nelle prime settimane il tasso di restituzione è stato appena del 25%. Una percentuale troppo bassa rispetto all’obiettivo iniziale prefissato dell’82%. La svolta si è verificata durante la settimana del Festival cittadino di Aarhus Uke, nel mese di settembre, quando gli esercizi commerciali presenti all’evento hanno offerto esclusivamente tazze riutilizzabili. Il risultato? Centomila tazze restituite, una quantità che avrebbe riempito 1.200 bidoni della spazzatura.
L’evento, afferma Rossau, è stato utile per il cambiamento comportamentale poiché ha familiarizzato una parte più ampia della popolazione con il nuovo prodotto riciclabile. «Vediamo persone che vanno in giro con borse piene di tazze e il tasso di restituzione è salito all’88%. Ciò significa che una tazza viene riutilizzata 44 volte».
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Risultati e obiettivi futuri
Il programma pilota si prefiggeva di raccogliere 500mila tazze nel primo anno. Obiettivo ampiamente superato fino ad arrivare a quota 735mila restituzioni con un risparmio di 14 tonnellate di plastica dall’incenerimento e dalle emissioni di CO2.
Per il 2025, l’obiettivo è raccogliere 1,5 milioni di tazzine, con altri 1,5 milioni pianificati per il terzo anno. Intanto la municipalità di Aarhus sta cercando di allargare il progetto ad altre piccole città vicine, così come ad altre forme di imballaggio alimentare.
Europa e rifiuti in plastica: a che punto siamo?
«Aarhus è solo la punta dell’iceberg. Abbiamo visto molto slancio da parte di città come Barcellona, Berlino, Lovanio, Gand, Rotterdam e Parigi che combattono contro la crisi dei rifiuti da imballaggio rafforzando i loro sistemi di riutilizzo», afferma Nathan Dufour, responsabile dei sistemi di riutilizzo presso Zero Waste Europe.
Queste azioni rispondono ai più ampi obiettivi di riduzione dei rifiuti dell’UE, all’interno del Regolamento sugli imballaggi e sui rifiuti di imballaggio (PPWR) recentemente approvato da Bruxelles. Il PPWR impone agli stati membri di ridurre i rifiuti di imballaggio pro capite del 5% entro il 2030, con ulteriori riduzioni entro il 2035 e il 2040.
«Grazie al PPWR abbiamo finalmente obiettivi a livello UE sugli imballaggi riutilizzabili per asporto, bevande, fast food, consegne postali e molti altri segmenti», spiega Dufour. Ma non è ancora abbastanza, aggiunge: «Le città hanno aperto la strada laddove un mosaico di normative ha fallito, dobbiamo supportare obiettivi nazionali».