Inizia con una domanda inquietante il primo documentario di Flares, collettivo di giornalismo investigativo fondato da Silvia Boccardi, giornalista, e Silvia Lazzaris, reporter e documentarista. E la domanda è questa: «Se ti dicessi che mi basta avere il tuo telefono in mano per un minuto per poter sapere tutto su di te, come ti sentiresti?». Il doc, intitolato App spia o stalkerware: quando la tecnologia diventa violenza, è nato da un’accurata inchiesta di Laura Carrer, giornalista della testata IrpiMedia, e cerca di fare luce su un fenomeno sempre più frequente: il controllo tecnologico della partner. Usiamo il femminile non a caso, dal momento che sono strumenti che utilizzano in prevalenza gli uomini. Ecco come funzionano le app spia.
Cosa sono e come funzionano le app spia
Di cosa si tratta, esattamente? «La parola “stalkerware” si riferisce all’uso di strumenti digitali per controllare una persona attraverso il suo telefono» spiega Silvia Lazzaris. «L’utilizzo di queste app cosiddette spia è molto semplice: non serve essere un hacker per riuscire a installarle. E non è necessario neanche un grande investimento: in media costano circa 10 euro e si ha la possibilità di fare una prova gratuita per le prime 2 settimane». Praticamente invisibili nella schermata Home dei telefoni delle vittime, queste app spia, che oggi si contano a centinaia, sono collegate a un altro account che riceve, ben catalogato, tutto ciò che viene spiato. Per esempio? «La geolocalizzazione, le foto scattate e i messaggi scambiati. Ma anche i contatti della rubrica, le ricerche su Google e persino le registrazioni delle telefonate» continua Lazzaris.
In un minuto, il tuo stalker può avere accesso a tutto il tuo mondo e a tutti i tuoi contatti
Quante sono le vittime
Al momento l’unica organizzazione che tenta di stimare la dimensione del fenomeno è l’azienda di sicurezza informatica Kaspersky, secondo la quale 31.000 persone nel mondo sono state vittime delle app spia. Ma la cifra ne fotografa solo una piccola parte perché il sommerso, esattamente come succede negli altri tipi di violenza, è enorme. Un po’ perché le donne non denunciano, ignare della trappola in cui sono cadute; un po’ perché purtroppo resiste ancora l’idea, sbagliatissima, per cui il controllo, l’ossessione, la gelosia sono una forma di amore.
Invece – occorre sempre ricordarlo – certe forme di controllo sono un vero e proprio reato
Come accorgersi di essere caduta nella trappola delle app spia
Anche se le app spia si “mimetizzano” alla perfezione nello smartphone, esistono alcuni indizi per scovarle, se si hanno dei sospetti. «La batteria si scarica rapidamente, il telefono si surriscalda senza un motivo apparente. O c’è un improvviso aumento del traffico dati visibile dal menu “Dati di utilizzo” nelle impostazioni» conclude la reporter. «Ma il primo campanello d’allarme è che il nostro partner sa cose che non gli abbiamo detto e che non dovrebbe conoscere». Il consiglio, per chi ha il timore di essere vittima di stalking tecnologico, è innanzitutto resettare il telefono e installare un buon antivirus. Ma soprattutto acquistare un nuovo cellulare e contattare i centri antiviolenza o chiamare il numero 1522.