Offri il buon esempio: se i genitori sono sinceri i bambini sono invogliati a dire la verità
Un altro aspetto da imparare a gestire: i capricci!
Per capire cosa provano, i piccoli hanno bisogno dell’aiuto di mamma e papà. «Che non devono mai criticare o reprimere le emozioni ma insegnare a gestirle»

È la paura della punizione che fa scattare in automatico la menzogna. «Il bambino, soprattutto fino a 4 anni, non ha ancora sviluppato appieno l’autostima che lo aiuta ad affrontare la reazione del genitore davanti alla marachella e la copre» spiega l’esperta.
Come reagire? «Prima accertati che stia davvero dicendo una bugia: non c’è cosa peggiore che venire accusati ingiustamente. Poi puniscilo con una limitazione, per esempio niente tv: così capisce l’errore e non lo ripete. Ma se mente troppo spesso chiediti se dietro non ci sia una richiesta di attenzioni e cerca di capire quale bisogno il piccolo sta chiedendo di soddisfare».
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Spesso la menzogna è un modo per nascondere anche a se stessi quello che non si vuole accettare.
«Quando arriva ai 6 anni il bambino crede che basti negare una cosa perché non sia vera» spiega Cervi. «Aiutalo a distinguere tra realtà e fantasia in tutte le situazioni di ogni giorno, anche quando gioca fingendosi un supereroe o di avere un’amica streghetta sotto al letto».
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Non voler deludere le aspettative dei genitori: verso gli 8 anni si mente soprattutto per questo.
«Punta sul dialogo. Adesso, infatti, è già in grado di capire che la bugia è negativa in sé, perché danneggia i rapporti tra le persone e le allontana». La frase d’effetto? “Se mi dici la verità io posso sempre aiutarti. Altrimenti non riesco”».
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Arriva il momento, intorno ai 10 anni, in cui la menzogna si traveste da vanteria. I suoi compagni dicono di avere questo e quello? E lui si inventa giochi e capacità che non ha.
«Inutile farglielo notare e chiedergli spiegazioni, sta solo soddisfacendo il suo bisogno di sentirsi come gli altri, meglio lasciar correre» dice la psicologa. «Occhio, però: se diventa un’abitudine, forse il suo senso di inferiorità è forte e opprimente».