Il 30% di 229 prodotti di uso quotidiano contiene PFAS. Il 21% presenta PFAS non conformi con la normativa Ue attuale o in vigore dal 2026. Lo rivela un’inchiesta condotta da Altroconsumo che, insieme a otto associazioni di consumatori internazionali, chiede un intervento urgente dell’Ue per adottare una strategia comune per rafforzare i controlli.

Che cosa sono i PFAS?

I PFAS (sostanze perfluoroalchiliche e polifluoroalchiliche) sono una classe di sostanze chimiche sintetiche utilizzate in una vasta gamma di prodotti per le loro proprietà idro e oleorepellenti e per la loro resistenza al calore. Si trovano comunemente in molti articoli di uso quotidiano, come indumenti impermeabili, pentole antiaderenti, imballaggi alimentari, prodotti cosmetici, schiume antincendio e molte applicazioni industriali.

Spesso definiti come «inquinanti eterni» sono estremamente resistenti alla degradazione nell’ambiente. Alcuni studi hanno associato l’esposizione ai PFAS a vari rischi per la salute, tra cui danni al fegato, effetti sul sistema immunitario, aumento del rischio di alcuni tipi di cancro e disturbi ormonali.

Proprio per questi motivi queste sostanze sono oggetto di crescente preoccupazione a livello mondiale e molte autorità sanitarie e ambientali stanno cercando di regolamentarne l’impiego.

L’analisi di Altroconsumo

L’analisi ha coinvolto diverse categorie di prodotti, tra cui tessili per cucina, arredamento, articoli per la cura della persona e materiali a contatto con alimenti. Lo studio si è svolto in due fasi: inizialmente è stata verificata la presenza di fluoro organico totale come indicatore della presenza di PFAS. Nei casi positivi si è poi proceduto, quando possibile, all’identificazione specifica delle sostanze.

mamma e figlia cucinano

Il 30% dei prodotti contaminato

I risultati mostrano che il 70% dei prodotti testati non contiene PFAS, ma il 30% (68 prodotti su 229) risulta contaminato. Tra questi, in 21 casi non è stato possibile identificare la sostanza presente. Sono invece 47 i prodotti che superano i limiti previsti dalla normativa Ue attuale o del regolamento Ue 2024/2462 che entrerà in vigore dal 2026, quando le restrizioni su queste sostanze diventeranno più stringenti.

I dati sui prodotti analizzati in Italia

In Italia sono stati analizzati 59 prodotti presenti sul mercato nazionale. Nessuno risulta attualmente fuori norma, ma il 24% contiene PFAS e il 17% (10 prodotti) diventerà non conforme con la nuova regolamentazione Ue dal prossimo anno. Si tratta nella maggior parte dei casi di prodotti tessili per la casa, come tovaglie e cuscini. Ma Altroconsumo ha valutato negativamente anche due prodotti per la cura della persona che restano a lungo a contatto diretto con la pelle e un imballaggio per alimenti che rimane a contatto con il cibo anche in fase di cottura.

PFAS e politiche negli Paesi Ue

Alcuni Paesi, come la Danimarca, hanno già vietato l’uso dei PFAS, mentre in Francia è stata approvata una legge per la loro eliminazione. In Italia, nonostante il grave caso di contaminazione in Veneto, non è ancora stata adottata una legislazione nazionale specifica. Cinque Stati membri dell’Ue, invece, hanno proposto all’Agenzia europea per le sostanze chimiche di limitare l’uso dei PFAS nei prodotti di consumo e industriali. L`inchiesta dimostra che i PFAS permangono ancora in molte tipologie di prodotti che vengono usati quotidianamente, nonostante esistano già delle valide alternative esenti da questi.