Ancora oggi il cognome del marito viene inserito nelle liste elettorali, anche se le donne sono divorziate o vedove. Può sembrare incredibile che accada nel 2025, ma soprattutto a quasi 80 anni dalla nascita della Repubblica italiana e dunque dalla fine della monarchia. Sì, perché a prevedere la norma è un regio decreto, come ricorda Martina Acazi, una donna di Padova che ha deciso di portare avanti una battaglia in nome dalla libertà delle donne. Ma cerchiamo di capire di cosa si tratta.
Il cognome del marito ancora nelle liste elettorali
Il tema del cognome del marito nelle liste elettorali si ripropone in tutta la sua attualità proprio ora che anche l’ex ministro Dario Franceschini torna sul tema. Nello specifico, il senatore del PD ha annunciato che proporrà «un Ddl per dare ai figli solo il cognome della madre». A giugno, intanto, si voterà per i referendum. Che nome si troveranno le donne sulle liste elettorali? «Un’elettrice sposata, divorziata o addirittura vedova attualmente si ritrova nella lista elettorale con il cognome del marito a fianco al suo. Il cognome è forse sparito dalle tessere elettorali (ma occorre verificare se è così in tutti i Comuni), ma sulle liste è ancora lì», chiarisce ancora Acazi.
Come è nata la battaglia di Martina contro il cognome del marito nelle liste elettorali
Il “caso” è nato quando Martina Acazi, lavoratrice autonoma, regista e operatrice di camera per produzioni televisive, cinematografiche, documentariste e dei nuovi media, ha scoperto che, in quanto sposata, nelle liste elettorali del suo comune – Ponte San Nicolò nel padovano – era stato aggiunto al suo cognome anche quello del marito. È accaduto nel 2020, al momento di votare per il referendum costituzionale. Proprio l’occasione, oggi, torna ad essere attuale dal momento che a giugno si tornerà alle urne per i referendum abrogativi su lavoro e cittadinanza.
La causa allo Stato contro il doppio cognome (non richiesto)
Per Martina Acazi, però, la questione del cognome del marito nelle liste elettorali (non richiesto né voluto) rappresenta una lesione del diritto di libertà di scelta delle donne. Per questo nel 2021 ha deciso di “far causa”, di tasca propria, allo Stato: per una semplice questione di principio. L’iter giudiziario è iniziato 4 anni fa nei confronti del ministero dell’Interno. Il ricorso di Martina, però, è stato rigettato dal Tribunale di Padova prima e dalla Corte d’appello di Venezia poi.
Chi e quando si aggiunge il cognome del marito
Le sentenze di merito, infatti, hanno affermato che la Costituzione consentirebbe ai Comuni di aggiungere al nome della donna coniugata il cognome del marito, in base alla legge attualmente in vigore, del 1967. Nel frattempo, un regolamento attuativo (d.P.R. 8 settembre 2000, n. 299) ha previsto che la tessera elettorale per le donne coniugate “possa” essere seguito da quello del marito, a differenza di quanto previsto in precedenza, cioè fosse “obbligatorio e automatico”. Ma nel 2024 una circolare interpretativa del Viminale (n.75 del 2024 DAIT) ha chiarito che il cognome del marito deve essere aggiunto alle tessere elettorali solo se è la donna stessa a richiederlo.
Cosa prevede la legge
La circolare del Viminale di fatto ne ha modificata una del 1986 (n. 2600/L) con la quale si prevedeva che nelle liste elettorali il cognome da nubile della donna fosse affiancato da quello del marito, preceduto da “in” o “cgt” ovvero “ved” (a indicare lo status di coniugata o vedova), a prescindere dalla richiesta o comunque dal consenso dell’elettrice. L’iniziativa del Ministero, che quindi risale allo scorso autunno, era stata accolto con favore anche da Maria Pia Ercolini, Presidente di Toponomastica femminile, che aveva definito «una buona notizia che il Ministero si sia attivato per eliminare un’interpretazione delle norme che non aveva senso neppure nel 1986, dopo undici anni dall’entrata in vigore del nuovo diritto di famiglia». Di fatto, però, nulla è cambiato.
La strada verso l’equità è ancora lunga
Martina Acazi, infatti, non ha alcuna intenzione di fermarsi, decisa a proseguire nella sua battaglia giudiziaria in nome dei diritti delle donne. Ora ha presentato ricorso alla Suprema Corte di Cassazione, da cui si attende di conoscere la data in cui sarà trattato. «Sono sempre stata una persona molto sensibile ai temi legati all’equità, soprattutto quando questa si lega ai diritti delle donne. Riconosco il valore di ogni singolo progresso fatto in questi anni, progressi che hanno richiesto fatica e tenacia, ma bisogna ammettere che la strada è ancora in salita e gli obiettivi a cui puntare sono ancora molti», sottolinea la donna».
La battaglia di Martina Acazi per le donne
Per Acazi, però, non ci sono dubbi sugli obiettivi: «Ciò che mi ha spinta ad agire è la consapevolezza che per cambiare la cultura sociale è necessario procedere per piccoli passi. A nessuno/a viene in mente di chiedere se si può associare il cognome della moglie a quello del marito. Sono meccanismi mentali che vanno aggiustati col tempo, prendendosi cura di quelli che possono apparire semplici dettagli, e che in realtà non lo sono, come l’eliminazione del cognome del marito dalle liste elettorali o il riconoscimento della mutazione del linguaggio con l’uso di sostantivi al femminile».
Il sostegno a Martina Acazi, anche bipartisan
Il tema, però, ha sollevato interesse, sia da parte del Cantiere delle donne, che da sempre si batte per i diritti femminili, sia da parte del mondo politico bipartisan: «Non sono da sola: ho al mio fianco molte persone che mi sostengono – spiega Acazi. Di recente si è svolta anche una tavola rotonda a Padova «e il confronto è stato molto positivo. Le opinioni dei vari partiti erano molto allineate, magari con sfumature diverse, ma il desiderio di cambiamento era assolutamente comune. Mi ha fatto piacere. Ora spero che dalle parole si passi ai fatti!».