«La legge che regola tutte le collezioni, nessuna esclusa? La libertà di appassionarsi a ciò che si vuole». Scrive così Giulietta Rovera nel suo Per hobby e per passione. Dai fanatici di Barbie ai ladri di manoscritti, dai cultori del sesso ai collezionisti di farfalle. In questa “libertà di appassionarsi a ciò che si vuole” sta forse un po’ del fascino del collezionismo: la probabilità di fare un bel match con se stessi aumenta in mezzo a opzioni potenzialmente infinite. Carte Pokémon (che peraltro festeggiamo oggi, nella loro Giornata mondiale), vinili, orologi, francobolli, Funko Pop, adesivi, bustine di zucchero, bigliettini della fortuna, calamite, statuine Thun, sneakers, libri di Geronimo Stilton, profumi, monete, figurine Panini, fumetti, carte da lettera.
Tra psicologia e collezionismo
Ora che ci penso, ho visto collezioni di tutti i tipi e non ho mai incontrato qualcuno che, anche solo per un periodo della sua vita, non sia stato un collezionista. Non mi riferisco a quella figura mitica e mistica che il comune immaginario presenta come un ricercatore di oggetti strani, curiosi e leggendari. Mi riferisco piuttosto alla nostra ciclica voglia di farci genitori di una raccolta, curatori di un nostro piccolo museo domestico, custodi di un assortimento che ci rispecchia e ci fa sentire energici, consegnandoci un obiettivo anche superfluo ma dai chiari contorni. Osservando i miei giochi da tavolo nell’armadio, mi sono quindi chiesta: cosa succede quando il collezionismo incontra la psicologia? Nasce un articolo che esplora l’attualità del fenomeno, i motivi curiosi per cui raccogliamo “cose” fin da piccoli e ciò che quelle “cose” dicono di noi.
Piccoli collezionisti crescono
L’altro giorno mi trovavo di fronte alle famosissime penne Legami: tenere penne cancellabili, ciascuna dedicata a un diverso animale. Dopo qualche minuto di riflessione, opto per quella rosa con il tappo a forma di farfalla perché sono quasi certa che il mio cuginetto di dieci anni ancora non ce l’abbia. Ho scoperto che da qualche tempo tra i banchi dei suoi compagni di scuola ha preso vita un giro incredibile di queste biro, che vengono collezionate e scambiate un po’ come ai miei tempi si faceva con i calciatori Panini o con i Cucciolotti. Bambini e bambine costruiscono il loro piccolo “zoo colorato cancellabile”, i genitori partecipano attivamente cercando edizioni limitate.
Ho trovato interessante constatare come i collezionabili siano in parte rimasti immutati – vedi gli intramontabili Lego e Pokémon – e in parte invece cambiati, con nuovi oggetti del desiderio a farsi strada tra le nuove generazioni ed entrare nella quotidianità delle loro relazioni sociali. Al netto dei cambiamenti, però, mi sono fermata a pensare alle collezioni cui un po’ tutti noi ci dedichiamo nella vita, sin da piccolissimi! Anche per poco tempo, anche superflue, anche poco costose, non importa. Cos’è che ci spinge a raccogliere oggetti? Cosa succede alla nostra mente e al nostro umore quando ne aggiungiamo uno alla collezione? I meccanismi dell’unboxing e dell'”ora dello sbusto”, come recita il trend, c’entrano? Non ho resistito e l’ho chiesto a una psicologa. Ma prima anche ai numeri, che ci aiutano a inquadrare meglio il fenomeno.
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Il collezionismo in numeri
Lo scorso novembre un’indagine condotta da Ipsos per eBay ha fatto l’identikit dei collezionisti e delle collezioniste italiane. Tra i vari risultati, questo: 6 italiani su 10 si dedicano a una collezione, il 33% ne ha avuta una in passato. E poi: Gen Z e Millennial sono guidati dalla passione per trading card e action figure, mentre gli over 45 dal fascino un po’ vintage di francobolli e vinili. Ancora: la collezione preferita ha in media 7 anni, conta circa 140 oggetti e vale sui 3.500 euro. Infine: la maggior parte dei collezionisti riserva 2 ore settimanali a questa passione.
Per 7 persone su 10, collezionare è un modo per esprimere la propria personalità, evadere dallo stress e ampliare le proprie conoscenze
Ma ci sono anche dati più recenti, come quelli emersi dall’analisi di quasi 3 miliardi di ricerche fatte su Subito nel 2024. Un grande successo, con una crescita inaspettata, è stato riscosso proprio dalla categoria “Collezionismo”, che ha registrato il +19% rispetto al 2023. È la categoria della piattaforma con la crescita più significativa, al 12° posto tra le sezioni più visitate. Ma cosa viene digitato più spesso nella barra di ricerca? Memorabilia, vinili, orologi e soprattutto gli intramontabili giochi da collezione. Come Lego, che con una crescita del +10% si conferma il primo brand non automobilistico più cercato su Subito. O ancora i Pokémon, che dopo 29 anni continuano a far sognare intere generazioni con un aumento del +50% nelle ricerche.
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Psicologia del collezionismo: quali motivazioni?
«Siamo biologicamente predisposti a collezionare oggetti perché accumulare cose garantisce alla specie una maggiore possibilità di sopravvivenza e offre un senso di sicurezza», mi ha spiegato la psicoterapeuta Lucia Montesi. «Detto questo, le motivazioni psicologiche dietro ogni collezione possono essere estremamente diverse: dal bisogno di esprimere la propria personalità, al voler fare sfoggio delle proprie possibilità economiche nel caso di collezioni di oggetti di lusso; dal desiderio di avere uno svago per distrarsi, al piacere di far parte di un gruppo che condivide uno stesso hobby, dal portare avanti un’eredità ricevuta al bisogno di colmare la solitudine», conclude Montesi. E perché iniziamo da piccoli?, le chiedo. «I bambini amano collezionare. Secondo gli studiosi dello sviluppo infantile, questa tendenza è utile sotto tanti punti di vista: permette di esercitare la capacità di classificare e catalogare, di fare paragoni, di ragionare, di concentrarsi. Collezionare favorisce quindi lo sviluppo cognitivo, oltre ad essere un modo per coltivare interessi e passioni e per avere degli scambi sociali con gli altri bambini».
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I benefici del collezionismo secondo la psicologia
Ricordo bene il brutto giorno in cui è iniziata la mia breve mania per un bracciale componibile, volevo collezionare un certo numero di ciondoli clip-on. Sciocco, sì. Eppure, in quel frangente della mia vita ha significato spostare la bussola della mia mente verso un altro richiedente energia, costruire una diga per dirottare il flusso dei pensieri da un’altra parte. È uno dei benefici del collezionismo di cui mi parla Lucia Montesi. «Sono numerosi. Anche negli adulti, come nei bambini, collezionare stimola il cervello, richiede di esercitare ricerca, decisione, memoria, organizzazione, pazienza. Collezionare è anche un ottimo ansiolitico perché permette di concentrare i pensieri su un obiettivo da raggiungere quando cerchiamo l’oggetto che ci manca o sulla contemplazione della collezione che possediamo. Ci permette di sentirci capaci e bravi quando riusciamo a procurarci l’oggetto tanto desiderato – continua Montesi – Ci offre poi l’illusione di fermare il tempo, di mantenere in vita il passato, di non separarci dai nostri ricordi. Dal punto di vista relazionale è un modo per comunicare qualcosa di noi, per interagire con altri che hanno i nostri stessi interessi e quindi sentirci anche parte di una comunità di persone simili a noi».
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Costruire, pulire, osservare: prendersi cura
Facebook conta un’infinità di gruppi dedicati al collezionismo, all’antiquariato, al vintage e a tutto il mondo del second-hand. “Io colleziono… e tu?” è un gruppo pubblico con 145mila iscritti che condividono scatti delle proprie collezioni: ci sono raccolte di clipper, matrioska, monete, macchinine, lattine di Monster Energy. Il profilo recita: “Ogni membro è pregato di pubblicare foto di una o più collezioni per creare un ampliamento e una divulgazione del mondo del collezionismo”. Non è un mercatino dell’usato, è una comunità virtuale che condivide i propri atti di cura.
Gli effetti positivi del collezionare sono strettamente legati al rapporto peculiare tra il collezionista e i suoi oggetti e al processo di costruzione, mantenimento e fruizione della propria collezione
Continua la psicoterapeuta Lucia Montesi: «I benefici derivano dal fatto di riuscire a possedere l’oggetto del desiderio, dal piacere di organizzare la ricerca, dalle attività collaterali del creare uno spazio per contenere la collezione o di mantenerla pulita che possono di per sé avere un effetto gratificante o calmante». Il collezionismo è un guilty pleasure in cui la cura di altro da sé diventa cura di sé, per cui carichiamo gli oggetti di significati che imprimono la nostra individualità. «Il semplice osservare una collezione altrui non ha lo stesso potere benefico, anche se può comunque essere piacevole, rappresentare una forma di svago e di distrazione e un’occasione per ricevere nuovi stimoli, acquisire nuove conoscenze, nutrire la propria curiosità attraverso interessi e passioni di altri, trovare appagamento nell’osservare oggetti esteticamente piacevoli», conclude Montesi.
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Quando collezionare diventa patologico
Anche nel collezionismo, come in molti altri hobby, c’è una linea sottile tra passione e ossessione. «Il collezionismo diventa patologico quando sfugge al controllo e compromette in qualche modo il funzionamento personale, sociale, lavorativo della persona. Questo significa ad esempio dedicare troppo tempo alla collezione sottraendolo ad attività necessarie e importanti come il lavoro o la cura dei figli, oppure spendere per la collezione delle somme di denaro eccessive, o ancora occupare la casa o altri spazi con gli oggetti collezionati fino a renderli invivibili e inutilizzabili. Per quanto consapevoli dei problemi causati dal proprio comportamento, non si riesce a smettere, perché resistere provoca un’ansia o una tensione intollerabili», spiega la psicoterapeuta Montesi.
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Ansia e collezionismo: sta qui l’attualità?
Tra social, piattaforme di second-hand, NFT e gallerie digitali, il collezionismo ha ridefinito i suoi confini. «Da una parte prescinde dal momento storico perché rappresenta il soddisfacimento di un bisogno ancestrale di possesso e sicurezza, dall’altra si adegua ai tempi e si avvantaggia di nuovi strumenti – sottolinea l’esperta – In un momento storico in cui l’ansia mostra una diffusione senza precedenti e in cui domina il senso di precarietà, l’atto del collezionare svolge più che mai la sua funzione ansiolitica, regalando una percezione, per quanto illusoria, di stabilità, sicurezza, ordine e controllo». Ripenso a queste parole della psicoterapeuta Montesi ogni volta che io acquisto un nuovo gioco da tavolo, mio cugino una penna Legami, il mio amico un Lego. Ciascuno di noi ha come un piccolo tesoro personale, un rifugio a cui fare ritorno dopo una giornata passata nel mondo. Qualcuno ha detto che collezionare è un po’ come meditare, perché in fondo significa focalizzare la propria attenzione su un’attività e infondere in essa buona parte delle proprie energie. Solo che non inizia con Namasté, ma con Gotta catch ‘em all.