Nozze (o convivenza) e figli? No, grazie. Ecco una frase, e una filosofia di vita, sempre più comune. Le single per scelta, e orgogliose di esserlo, aumentano a vista d’occhio, come raccontano 2 libri che in America stanno accendendo un forte dibattito: All the single ladies di Rebecca Traister e Labor of love, scritto da Moira Weigel. Pagina dopo pagina, le autrici fotografano la quotidianità di donne che hanno un potere socioeconomico maggiore che in passato, per la loro preponderanza numerica sono “corteggiate” dai candidati alle elezioni presidenziali e preferiscono la libertà al lavorio incessante legato a matrimonio e bimbi. E in Italia, qual è la situazione?
È boom di “solitari” nelle grandi città
I nuclei monofamigliari, composti da 1 sola persona, sono un terzo della popolazione italiana. Lo dice l’Istat, che sottolinea come nelle grandi città il fenomeno arrivi addirittura al 50%. «È un universo molto variegato: in questo status rientrano le separate e le divorziate. E ne fanno parte anche vedovi e genitori soli» spiega Graziella Civenti, docente al Dipartimento di Sociologia dell’università degli Studi di Milano- Bicocca e autrice del saggio Una casa tutta per sé (Franco Angeli).
«Aumentano però le donne per cui la “singletudine” deriva da una decisione consapevole ed è frutto di un percorso emotivo importante, che porta a superare pregiudizi e tabù. Perché è vero che i tempi di Orgoglio e pregiudizio sono lontani, ma lo stereotipo che ci vede angeli del focolare è duro a morire. A intraprendere questa strada, in parte ancora anticonformista, sono dunque ragazze con un’istruzione medio-alta e un buon impiego.
Molte persone si impegnano nel sociale
A differenza di quanto succedeva qualche anno fa, non si tratta di edoniste o individualiste ma di persone impegnate nella comunità, attive nel volontariato e in politica, che hanno voglia di fare e costruire. Per questo le più giovani rappresentano una spinta preziosa per il futuro: la loro voglia di libertà può spronarle a conquistare una vera parità di genere. Nella professione e nel privato».
Ecco alcune storie di donne single per scelta, che abbiamo raccolto
Enrica Tomei – 37 anni – di Bari, manager in un gruppo alberghiero internazionale
«Sono io il mio principe azzurro: nessuno mi capisce e mi rende felice meglio di me stessa. Non sono tipo da accettare i compromessi e infatti in amore ho sempre preso in autonomia le mie decisioni, anche quelle più scomode. Come nell’ultima relazione, che risale a 4 anni fa: praticamente vivevamo insieme, ma senza ufficializzare la cosa, né compiere passi avanti, per colpa delle sue paure.
Ormai ho la consapevolezza che in coppia non funziono. Così ho scelto di godermi lo status di single e ho investito sulla carriera. Il che non significa che mi sia trasformata in una zitella isterica o che mi sia chiusa in me stessa, ma che sono orgogliosa di aver visto il mio potenziale crescere. E questo mi soddisfa moltissimo. Tanto che tra 10 anni vorrei essere ancora così: giramondo per lavoro e per passione, con un bagaglio di esperienze ricco ed entusiasmante. E se mi alzerò alle 5 del mattino sarà solamente per andare a correre, non per accudire un bebè».
Alice Venturi – 26 anni – di Lucca, make up artist e YouTuber
«A 20 anni ho lasciato la mia città e sono andata a convivere con il fidanzato. La nostra relazione è durata 4 anni, fatti di passione e molti dubbi. Mi ero trasformata nella casalinga perfetta e mi sentivo svuotata, alienata. Così ho detto basta. Non ho preso una decisione egoistica, non ho fatto la ragazzina che scappa dalle responsabilità, anzi. Ho iniziato un lungo lavoro su me stessa alla fine del quale ho capito cosa desidero davvero: mettermi in gioco, costruire qualcosa che esulasse dagli schemi mentali che alla fine imprigionano noi donne nel ruolo di mogli e mamme.
Io sono nata nel 1990 e i miei mi hanno insegnato che, con l’impegno e la costanza, avrei potuto ottenere qualsiasi cosa. Ecco, ci sto provando. Adoro il brivido che arriva quando inizio nuove esperienze lavorative. Certo, le amiche d’infanzia progettano un futuro a 2 con villetta in periferia e vacanze al mare. Ma io ho capito che quella vita non fa per me».
Monica Checchin – 44 anni – di Mogliano Veneto (Treviso), infermiera strumentista
«Quando ero ragazza, tante fra le mie amiche sognavano il tradizionale abito bianco, mentre io desideravo già fortemente l’indipendenza. Ho iniziato presto a risparmiare per comprarmi casa prima dei 30 anni, il mio angolo di pace e autonomia fatto di silenzi e istanti per me. L’amore? Mi sono innamorata, ma tutte le relazioni sono finite tra sofferenze indicibili. Così mi sono posta delle domande: la verità era che mi infilavo apposta in rapporti impossibili, con uomini che non mi avrebbero mai dato un futuro. Il mio inconscio pertanto si sentiva legittimato a scappare.
Insomma, ho capito che per me la libertà è più forte di tutto il resto, tanto che se mi proietto nel futuro posso al massimo concepire un legame in cui ognuno ha la sua casa e la sua quotidianità. Anche perché sono una donna appagata: adoro la mia professione, faccio volontariato in protezione civile, mi godo gli amici ed essere single mi ha insegnato a volermi bene, a non rinunciare a nulla. E non invidio colleghe e amiche che, invece, mettono da parte quasi tutto per marito e bambini».
Betty Cagnotto – 51 anni – di Torino, assistente alla clientela in un’azienda farmaceutica
«Single a 50 anni? Sono in ottima compagnia! Non siamo più uno sparuto gruppetto di donne tristi e rassegnate, ma fanciulle di ogni età con una caratteristica in comune: la delusione verso il genere maschile. Io sono nata negli anni ’60 e ho iniziato a ribellarmi presto: la prima “vittima” è stato mio papà, che mi voleva sposa e madre, mentre io non ho mai creduto che essere donna si riducesse a quello. Mi ritengo una persona intelligente e in gamba, se il lui di turno non lo è altrettanto, perché mi devo accontentare?
Spesso ascolto gli sfoghi rassegnati di amiche sposate e penso che io lavoro 8 ore al giorno loro 24 perché si sobbarcano mille incombenze e fatiche. Siamo oneste: anche con il compagno più illuminato non c’è mai la parità perché lui si perde davanti a montagne di vestiti da stirare e alle influenze dei figli. Invece, la parità io l’ho raggiunta nella gestione dei rapporti: sono single non una suora laica, e vivo sentimenti e avventure con il giusto disincanto. La maternità? Sono una splendida zia e ho capito, invece, che non sarei stata una buona madre».
Anche le celebrities single non sono poche. Alcune lo sono da diverso tempo, altre hanno appena vissuto la fine del loro rapporto. A nessuna, però, questa condizione sembra dispiacere troppo!