«All’asilo è possibile portare anche il cavallo?», chiede una bambina dall’aria sbarazzina a un poliziotto che sperava di riportarla all’ordine. Lei è Pippi Calzelunghe, eroina dei piccoli di almeno tre generazioni, con le sue trecce rosse che sfidano la gravità e i suoi vestiti multi-color. A quella domanda, il poliziotto ride e ribatte: «Ma certo, e poi che cosa?». E lei, senza esitazione: «Vorrei anche mia scimmietta». Ecco in un breve dialogo tutta l’essenza di Pippi, la prima bambina ribelle della letteratura che oggi compie 80 anni.
Pippi Calzelunghe, la storia dell’eroina ribelle
Da dove arrivi non si sa: è apparsa un giorno a Visby, nell’isola di Gotland. Più precisamente a Villa Villacolle, una casa colorata ed eccentrica che presto ha attirato l’attenzione di tutti i bambini della zona. Abita da sola, ma in realtà proprio sola non lo è mai: insieme a lei ci sono un cavallo bianco (zietto) e una scimmietta (Signor Nilsson), suoi fedeli coinquilini. I primi a scoprirla sono Tommy e Annika, i due fratelli che si intrufolano a Villa Villacolle e vengono beccati subito: da allora, rimangono amici per sempre, e affrontano con lei mille avventure. Prove di forza, magia (lei «qualche volta diventa un po’ magica») e scontri con i pirati (il suo papà è niente meno che Efraim Calzelunghe, capitano dei corsari e il re dell’isola immaginaria di Taka-Tuka).

Loro sono i perfetti bambini svedesi, ben vestiti, puliti e ordinati, Pippi invece è il puro caos. Fa le pulizie rovesciando un secchio pieno d’acqua e sapone e girando per la stanza con due spugne attaccate ai piedi. Tutti i suoi vestiti sono accatastati in un armadio e, una volta aperte le ante, le crollano addosso buttandola a terra. Per non parlare della sua dieta: dai litri di limonata che pesca dal buco di un albero in giardino ai chili di caramelle ordinati al negozio in paese. Non ha limiti nemmeno con le spese, visto che è l’ereditiera del misterioso tesoro dei corsari.
Pippi, Tommy e Annika
Pippi è libertà allo stato puro e la sua mancanza di regole (e autocontrollo) attrae tutti i coetanei, ma li spaventa anche. Tommy e Annika, che non la abbandonano mai, sono gli unici che cercano di capire come ci si senta davvero a vivere senza i genitori. «Chi ti dice di andare a letto, la sera?», le chiedono. E lei risponde: «Nessuno, io comincio con molta gentilezza a dirmi: ‘Pippi, va a dormire’. E se non mi do retta, mi dico con molta autorità: ‘Pippi, va subito a letto!’, e allora sì che ubbidisco: prendo il pigiama e vado a letto».

Cercano anche di includerla nella loro famiglia, come quella volta in cui l’hanno portata a una merenda organizzata dalla loro mamma. Lei, come sempre, ha dato spettacolo: ha ridicolizzato le signore eleganti, distrutto piatti e bicchieri, e mentito sulle sue origini – il tutto senza smettere di divorare i biscotti e bere il tè.
Storia dopo storia, episodio dopo episodio, Pippi vive mille avventure e fa guai a non finire, ma nessuno riesce a smettere di volerle bene. La sua imprevedibilità non smette di far ridere, ma a renderla la perfetta eroina è il suo coraggio un po’ sfacciato: Pippi non solo vive da sola, ma difende la sua casa e il suo diritto di autogestirsi tenendo testa a poliziotti, sindaco e signore preoccupate. Risponde alla “capetta” della classe, ma anche alla maestra, al farmacista, alla venditrice di caramelle (ne dice due persino a un manichino!).
La nascita di un classico: Pippi tra racconti, libri e tv

Se per così tanti anni ha saputo toccare i cuori di grandi e (soprattutto) piccini, è perché le sue storie nascono proprio da una bambina. La piccola Karin, figlia di Astrid Lindgren, ha inventato Pippi Calzelunghe mentre, costretta a letto a causa di una polmonite, chiedeva alla mamma di raccontarle le storie. Il suo nome ha colpito subito Astrid, che le ha cucito addosso una storia particolarmente ricca. Alla fine, Karin si è divertita così tanto che quei racconti sono diventati la loro tradizione per superare la convalescenza.
Lindgren era una giornalista e, per fare un regalo alla figlia, ha deciso di trascrivere (e illustrare) le storie di Pippi: quello che è nato come un tenero regalo, è diventato nel 1945 il primo volume di Pippi Calzelunghe (in svedese, Pippi Långstrump), a cui poi hanno fatto seguito altri due. Il volume unico che è arrivato in Italia nel 1958 si rifà a una versione curata da Astrid nel 1952, ma a rendere Pippi un vero fenomeno internazionale e intergenerazionale è stata la serie omonima del 1969, con la protagonista interpretata da Inger Nilsson.
Ventuno episodi da poco più di mezz’ora che sono stati trasmessi per la prima volta in Italia su Rai 1 nel 1970 e da allora non smettono di essere replicati, così che tutti i bambini possano crescere con Pippi. La generazione degli anni Ottanta li ha visti su Rai2, quella degli anni Novanta su Disney Channel. I ragazzi del Duemila su Italia 1, e chi è nato dopo 2010 li guarda ancora oggi su Cartoonito.

Pippi è sempre la stessa anche se ispira generazioni diverse, perché era già avanti 80 anni fa. Le sue storie, tra bugie bianche e realismo magico, rapiscono anche dietro uno schermo, e i suoi mille guai strappano un sorriso a grandi e piccoli fan.
Pippi-core: cosa ci ha insegnato Pippi Calzelunghe
Ma Pippi non è solo un simbolo di ribellione. Eterna bimba di nove anni, come la sua creatrice Karin, quando sbaglia si sente in colpa e fa di ogni sua avventura una vera lezione. Dice molte bugie, finge di non capire le cose più semplici, ma quando rischia di allontanare gli amici riacquista la sua maturità. E per aiutare qualcuno si fa in quattro, a costo di rischiare la pelle.

Insomma, sono infinite le ragioni per cui, anche dopo 80 anni, non smettiamo di amarla. Quest’anno, per festeggiarla, la storica Fiera della Letteratura per bambini di Bologna le dedica un’edizione speciale. E Salani (la casa editrice che pubblica i suoi racconti), ha annunciato un volume celebrativo per il suo compleanno. Su TikTok, i ragazzi di tutte le età si identificano nel Pippi-core, selezionando le frasi più iconiche della protagonista ed estrapolandole dai contesti per esaltarne la comicità. E in tutto il mondo si diffondono eventi a lei dedicati, uniti dall’hashtag ideato dalla Astrid Lindgren Company, #BeMorePippi: un invito a vivere la vita come lei, a braccetto col caos e senza paura.